domenica, 27 maggio 2007 | in : living theatre

Quello che mi piaceva non era la ribalta.

Era camminare sulle tavole.

Era quello specchio davanti a cui mi truccavo.

Erano quelle scale dove i grandi si andavano a fumare la sigaretta.

Quanto avrei voluto fumare in quei momenti.

Avrei fumato col bocchino e il portasigarette d’argento.

Ma la paura della la voce era più forte. Non andare via. Non andare via.

Era quell’applauso.

Non quello che ti facevano.

Quello che tu facevi. E' finito.

Quel senso di pienezza che ti restava attaccato addosso.

Quell’energia canalizzata.

Quello spazio occupato dal corpo.

E le pause, quelle sì che mi piacevano.

Mi piacevano gli altri.

Mi piaceva quel tempo in cui le età non contano.

Mi piaceva dire la mia compagnia.

Mi piaceva trasformarmi.

Anche se ero sempre un po’ cattiva e un po’ pazza.

Perché avevo i capelli ricci ricci.

E i talloni sporchi.

E tutti quei trucchi sugli occhi vivi.

E i vestiti appesi col nome sopra.

In culo alla balena. Speriamo che non cachi. Merda merda merda.

Mani strette strette. Sguardi al vetriolo.

Delle locandine non me ne è mai fregato niente.

E sentirsi, camminando avanti e dietro, in quell’inchino che non è mai a tempo.

Fai sparire quel cappotto viola.

Nostalgia nostalgia canaglia.

merincontraria @ 20:20 | commenti (13)(popup) | commenti (13)
martedì, 22 maggio 2007 | in : la nausea
Bastano poche ore per capire cosa odi.
Uno due tre, stella.
Odio le maestre.
Le maestre napoletane che prendono la circumvesuviana si aggiudicano l’oscar di superfrustrate.
Crocerossine, ditalcattoliche, oltremodo afone, urlano i loro successi al vagone tra una risata sguaiata e un luogo comune. Perché i ragazzi di oggi non sanno più giocare, sono viziati, le bambine sono lolite anoressiche e tutti i casi umani che hanno salvato e le imprese eroiche che hanno fatto (blow job al preside?). E basta. Basta con quei boccoli alle punte e quegli occhiali con gli swarovski. Basta.
Non mi fanno pena neppure quelle che piangono al latinorum perché le figlie vogliono più bene alla cameriera. Vi odio.
Uno due tre, stella.
Odio le commesse.
Ora anche Breshka ha i commessi come Louis Vitton. Tight nero, camicia bianca, abbronzati e palestrati con quei tipici sorrisi che trasudano sdegno.
Odio le commesse che dicono è favoloso, è fatto apposta per te, è il tuo colore, ora ti devi fermare.
Odio le commesse che dicono prego appena introduci l’alluce nel negozio. Quelle che ti si attaccano dietro come sanguisughe. I commessi di paese che spiano da dietro la tenda. I commessi di città che ti fanno fare la sfilata davanti allo specchio grande. I commessi gay che non fai neanche in tempo a vederla che hanno già piegato la magliettina.
Poi quando non compri fanno la faccia da chihuahua repressi.
Sei brutta, sei brutta, abbaiano i loro occhietti maligni da dietro al bancone mentre tu esci in punta di mignoli rimpiangendo la deregulation dei megastore. Sei brutta, sei indecisa, che cazzo mi hai fatto perdere tempo se ci dovevi pensare. Si, perchè ci devo pensare è l'unica cosa che ti viene da dire.
Uno due tre, stella.
Bastano poche ore per capire cosa ami.
Io e mia madre a nasconderci dietro la panchina e a ridere come due bambine. Per non farci vedere. Per non farci sentire...
Stella!
merincontraria @ 00:29 | commenti (10)(popup) | commenti (10)
giovedì, 10 maggio 2007 | in : massmedia, andrologia

E’ un po’ che ci penso. All’affollamento della blogsfera.

Blog come funghi, polposi e velenosi.

Blog  tamagochi: da accudire, da curare, da sfamare.

E ora il link, ora la foto, mò la canzone di sottofondo e il post che è una vita che non aggiorno e fammi controllare i Pvt,  che magari qualcuno scrive quanto sobbrava e poi shinystat, l’account su flickr e le categorie, per quando farò un sito. Ma questa sono io. Un caso disperato.

L’orticello virtuale è solo l’ultima delle dipendenze consolidate.

Le mie rote da web.

Odio parlare al cellulare ma non riesco a starne senza.

Dicesi nokiadipendenza.

Msn mi sfianca. Ma al callo dello scrittore aggiungo quello del polpastrello. Shatcallo.

Ho quattro caselle di posta. Una casella job anche se lavoro ma non guadagno dove ci sono tutti i progetti che diventeranno guadagni. Lo sento. Una casella young, a cui si accede solo per invito e che fa tanto figa col giornalista di turno e per le minchiate con gli amici. La casella suomy è ultimo baluardo di un Erasmus in Finlandia e  la casella di Alice per la bolletta telefonica on line puntualmente me la dimentico.

Quindi in ordine casuale ogni giorno accendo cellulare entro in due mailbox e controllo di cambiare il pannolino a Parola di Merincontraria.

Tornando a quello che penso sull' affollamento della blogsfera, penso che esistono blogger e blogger. Ci sono i caposcuola e ci sono i pacchi.

Esempio di caposcuola: Pulsatilla.

Pulsatilla è come la mela colta dall’albero. Un po’ aspra, ma vera. Generazionale e mai scontata, leggera come una piuma. Si legge bevendola. E si ride, di lei e di noi stessi.

Esempio di pacco: Pornoromantica.

Pornoromantica è come lo zabaglione alle sei del mattino. Stucca. Non basta fare un ossimoro e mettere le foto di due cazzi di gomma. Periodi troooppo lunghi, dritte sul sesso che mangiano le emozioni come Pac Man le palline.

Entrambe hanno pubblicato. Esempi di codici binari che diventano scrittura. Brave.

Ma nel mio sangue di blogaholic se circola qualcosa è la ballata delle prugne secche.

Se proprio dobbiamo parlare di romanticismo allora preferisco essere cinromantica. Pornoromantica no. Decisamente. 

Dedicato a wlemetafore.

   

merincontraria @ 23:26 | commenti (15)(popup) | commenti (15)
lunedì, 07 maggio 2007 | in : sfogliatelle, vita da precaria

Che poi la cosa più bella sono le curve.

Togliere e mettere regole…Cambiare.

Il look, i sogni, le abitudini.

Prima leggevo quotidiani ora non guardo neanche più i telegiornali.

Prima scrivevo articoli ora scrivo sitcom. E ogni tanto anche articoli.

Prima giravo con la birra in mano e mi mettevo la fascia…Ora...

Prima non lavoravo, adesso neanche. Però so cosa è un team di lavoro.

Le notti come questa sempre.

In cui voglio fare tutto e sono nessuno e centomila.

Pignola e asistematica, brutalmente romantica.

Penso ai viaggi, volo a Tokyo e a Berlino, che mi stancherò presto del mare, che dovrei curare la mia ovaia pigra, mangiare meno junkee, farmi un cd per l’auto, stampare un milione di foto digitali, farmi ricrescere i capelli, imparare l’html, tenere la camera in ordine perché questa casa non è un albergo, dicono.

Mi piacerebbe un po’ di freddo secco e un po’ di silenzio.

Perché c’è troppo movimento dentro e fuori.

Idee, telefonate, mail, messaggi, appuntamenti, strategie, posti in macchina nell’attesa di quagliare. Ma poi perché. Sono così belle le rose, le spremute d’ arancia, i sogni sotto alle coperte, gli slanci senza regole. Slanci…Ne sono ancora capace? Mi vedo piuttosto allegramente automatizzata. Qualcuno diceva cuore qualcosa. Ah si, era una canzone di un neomelodico: cuore zippato.

merincontraria @ 02:50 | commenti (9)(popup) | commenti (9)