Quello che mi piaceva non era la ribalta.
Era camminare sulle tavole.
Era quello specchio davanti a cui mi truccavo.
Erano quelle scale dove i grandi si andavano a fumare la sigaretta.
Quanto avrei voluto fumare in quei momenti.
Avrei fumato col bocchino e il portasigarette d’argento.
Ma la paura della la voce era più forte. Non andare via. Non andare via.
Era quell’applauso.
Non quello che ti facevano.
Quello che tu facevi. E' finito.
Quel senso di pienezza che ti restava attaccato addosso.
Quell’energia canalizzata.
Quello spazio occupato dal corpo.
E le pause, quelle sì che mi piacevano.
Mi piacevano gli altri.
Mi piaceva quel tempo in cui le età non contano.
Mi piaceva dire la mia compagnia.
Mi piaceva trasformarmi.
Anche se ero sempre un po’ cattiva e un po’ pazza.
Perché avevo i capelli ricci ricci.
E i talloni sporchi.
E tutti quei trucchi sugli occhi vivi.
E i vestiti appesi col nome sopra.
In culo alla balena. Speriamo che non cachi. Merda merda merda.
Mani strette strette. Sguardi al vetriolo.
Delle locandine non me ne è mai fregato niente.
E sentirsi, camminando avanti e dietro, in quell’inchino che non è mai a tempo.
Fai sparire quel cappotto viola.
Nostalgia nostalgia canaglia.


