domenica, 23 settembre 2007 | in : feste, ritmi urbani

E nella tortuosa ricerca dell’Autentico, finisco alla festa di San Gennaro.

E’ una festa privata, ma per rispetto del Santo, mi metto una mse sacrale con un lungo rosario di legno e una gonna a codè.

Sono una dark suora postmoderna.

Lo so perché per strada mi mettono i cuppetielli dietro.

A me e a wlemetafore, che sfida la folla metropolitana con uno scialletto blu elettrico in versione di Madonna Incoronata.

Sostanza e dialetto. Rieccomi nel tempio sacrale dell’amicizia dove il profumo di una ciambella al cioccolato scioglie gli aloni del mobbing. Basta così poco.

Basta il pan degli Angeli per essere felici, l’estatica contemplazione della cicatrice dell’ Altro, che porta in viso la stessa alopecia da stress che tu ti porti dentro. Alleluia.

Non attaccare il ciuccio dove dice il padrone, mi ripeto mentre avanzo in processione verso San Gennaro. Esprimo un desiderio a venti centesimi  e abbiamo anche noi il nostro lumino acceso ai piedi della statua policroma. Goodbye all’overload emozionale e alle buone maniere.

Vino dolce e salato, sguardi sopra la folla, chiacchiere folkloristiche, incontri identitari, ma al secondo bicchiere mi fermo perché l’Autentico non ha bisogno di alcol o di icone punk per esprimersi. L’Autentico è simpatico, è chiattulillo ma con fascino, ti accoglie come la pecorella smarrita,  si incarna nel femminiello vestito da San Michele, nel  culo a culo col matrone illuminato, nel  trans sulla scala  con il  vestito rosso rubino.

E' una pizza gnommosa alle tre del mattino.

Abballi l’elettronica italiana nel covo del terzo sesso, puoi eclissarti e puoi  ridere sfruttando l’ascendente che madre natura ti ha donato sul gaio. Alla fine fai ridere e basta. Perché nello slang dell’Autentico il ridicolo è out. Decisamente out. Ammèn.

 

merincontraria @ 19:38 | commenti (22)(popup) | commenti (22)
giovedì, 13 settembre 2007 | in : vita da precaria
Io mangio cibi caldi.
Il mio caffè è ristretto.
Non sarò mai come la capa della mia cumpagnella che mangia solo cibi crudi e quando chiede il caffè dice che lo vuole lungo e amaro come la sua vita.
Io canto ad alta voce quando scendo dal treno e quando tengo l’i pod nelle orecchie sotto la metropolitana ogni tanto sbatto pure le pacche.
Io sono intelligente.
Io volo con la mente.
Non mi suiciderò mai dopo un colloquio di lavoro come ha fatto oggi quello al centro direzionale.
Io sono intelligente, io volo con la mente.
Volo oltre la cappa di smog, sul nuovo ordinamento, sulle facce allo sbando degli stranieri nelle stazioni, sulle patine, sui silenzi forzati, sui computer senza cache, sul ciclo mestruale autunnale, sul brufolo duro, su quelle che vanno a lavoro con le borsette portacibo della Liu jo. Oltre, oltre, sempre oltre.
Pizzico sulla pancia? Se se.
Peli sullo stomaco? No honey, e’ sbagliat palazz’.
Volo con la rotula sinistra infiammata col sampietrino.
Volo di una grassezza leggera
Volo con indosso una busta di patatine San Carlo.
E sotto il vestito? Niente. Pecchè ije so spontanea.
E non mi avrete mai come volete voi. Da grande il mio sogno è fare strage di stage.
Sarò stRagista senza contratto.
Perché Signora Italia, voi state impazzendo. Vi dò il voi alla napoletana per non mandarvi affanculo come Beppe Grillo. Pecchè sò na guagliona educata.
Signora Italia quando sarete capoluogo del Terzo Mondo Provinciale io smetterò di cagare a progetto.
Questo mondo puzza di candida e mi dimeno tra alitosi a tempo determinato. E se metto una foto così grande sul mio blog vuol dire che sto veramente incazzata.

 
merincontraria @ 22:21 | commenti (12)(popup) | commenti (12)