martedì, 29 gennaio 2008 | in : viaggi
Esterno giorno. Sole di capitale in vacanze romane. Per dare una chance all’aria, come dice l’amica bambina prodigio. Protagonisti: la nostra Merin e in-soliti ignoti. Profilo personaggi:
 
Cicerone; responsabile di benvenuto ar cuppolone. Automunito e rigorosamente sconosciuto, se non per la distanza di cento pagine che ci incastra nella stessa antologia. Fido compagno della mostra pop art alle scuderie del quirinale, nasconde dietro l’occhialetto da intellettuale e il sorriso rassicurante un’ammirazione segreta per i fasci di combattimento. Metterebbe al rogo tutta l’arte medievale compresa la statua di Giordano Bruno a Campo dè fiori. Grande fan del neomelodico Joe Pellicano, è l’amante segreto di Caterina Caselli. Imbattibile nel gioco aperitivo.
 
Mario Monicelli; Figura speciale.
 
Amico asessuato; mi scorta nel quartiere trasteverino zaino in spalla (mio) lungo una serie di cunicoli che portano dritto a un covo di napoletani fans del Napoli che la domenica giocano la scommessa e guardano la partita dividendo allegramente pasta al forno e raù. Grandi sostenitori dello studio solidale e della pausa sigaretta fanno un quadro della situazione senza troppi frizzi e lazzi: vagina migrante in mezzo a cinque pistoli ( quattro, se si considera che l’amico è asessuato e per atto di rispetto ha messo nel letto matrimoniale pure le lenzuola pulite singole).
 
Il gigolò; accompagnatore last minute della Cinderella paesana. Dopo un impatto sospetto in accappatoio amaranto si rivela un prezioso tom tom notturno e diurno sui sentieri dell’antica Roma e del bar Callisto, ribattezzato il suzzuso. Nella sua ottica algoritmica la presentazione di un libro è un’esperienza esotica. Nobel per un’ora di pippe letterarie più tre ore di cena senza battere ciglio. Allo scoccare della mezzanotte: mò però ti devi mettere il cappotto e ce ne dobbiamo andare. Una parola è poco, due sò assai.
 
Gli inadatti; più che al volo, sono inadatti al velo e già sperano in una seconda antologia a sfondo erotico. Si inizia a vizi capitali e si finisce a giocare a basket tra le mie tette con le molliche di pane. C’è n' è per tutti i gusti: la fatina scienziata con marito con cui avrei voluto chiacchierare di più, la biologa scalmanata con l’orso Yogi, la signorina nazional popolare in attillatissimo abito cinese, Papà Gambalunga in raffinato cappotto ocra, di nuovo il Cicerone, però ubriaco, il mio coinquilino ideale, troppo dolce, cucinerei per lui, già gli voglio bene e che ho di sicuro conosciuto in Finlandia, una calda testa d’albero che è l’irriverenza fatta persona oltre che una bella penna. Last but not least, il mitico AlbertoMele, che ha preferito perdersi nel vizio personale più che in quello capitale.
 
L’antologo: malvagio architetto di riuscitissimi eventi come questo. Su di lui circolano varie voci, ma la tesi più condivisa è che l’obiettivo dell’antologia non era la beneficenza ai bambini ammalati ma lo svuotamento del suo scroto. Ci riuscirà?
 
Chiudi sullo sguardo inquietante di Giordano Bruno.
Colonna sonora: ovviamente Vacanze romane di Antonella Ruggiero.

Titoli di coda.
 
 
 
 
merincontraria @ 16:35 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
martedì, 15 gennaio 2008 | in : meri jones
Ma quale corretta alimentazione?
Fecero bene i francesi quando scelsero au regime per chiamarla.
Perché  dieta è stare a regime punto e basta.
Puoi sbatterti come vuoi ma l’unico modo per dimagrire è non mangiare. La corretta alimentazione viene dopo. Molto dopo. Quando, dopo aver superato la rota da carboidrato con tremolii e palpitazioni annesse che si blocca solo quando sbricioli in bocca un burroso granetto allo strutto, raggiungi il peso forma e passi all’ambiguità semantica assoluta: il mantenimento.
Ma le faq sul mantenimento (tipo, se mangio una frittatina con due tuorli e albumi a quantità il giorno dopo dovrò fare una dieta d’attacco?) ce le porremo quando verrà il tempo.
Intanto devo sopravvivere alla fase 1 che prevede:
La consulente nutrizionale: l’amica di una vita con cui esci il sabato e che ti farà un occhiataccia impercettibile ai maschi quando superi la soglia di una birra 0,20 chiara possibilmente analcolica.
La socia: ex coinquilina all’estero con cui si sfriggevano funghi knorr alle 6 del mattino, l’amica delle sbofariate domenicali e del mosto selvatico a dieta perché in due è più facile. Motivatissima perché ex ragazza magra e sofferente.
Mia mamma: il suo retaggio ercolanese le impedisce di cucinare leggero. Figlia di una donna, mia nonna, che a natale va ancora a fare i roccocò nel forno del panettiere. Ottima cuoca, si batte perché gli gnocchi con la salsa siano inseriti nel mio regime, ma se metto un grammo esordisce in: non hai più collo, sei corta e chiatta.
La mamma della socia: salutista, dice a me e alla socia solo sei corta e chiatta. Ergo, vuttazzella, piccola botte. Senza neanche dolcificante.
Il mondo: ringrazio tutti coloro che mi hanno chiamato “signora” durante tutte le feste di Natale per avermi dato questo stimolo. Ringrazio tutti coloro che dicono sei folle, stai bene così, è la tua costituzione, tu sei formosa. Grazie, ce la faccio anche senza Kalo.
L’eating emozionale: tutta colpa sua. Sono una guaglione sensibile ( come l'avrebbe detto la buonanima di Mariomerola).
L’alibi: non è perché i modelli mediali ci orientano alla magrezza, no, è perché mi sento le gambe pesanti, si, si, soprattutto quando ballo.
Il metabolismo: lento.
La verità: mi fa male lo so.
Il monito: alla prossima abboffata di brownies al cioccolato made in lisboa che tuo padre ha arricettato in chissà quale discount e tu ti sbrani con tutta la confezione, rigorosamente da sola come tutte le ragazze chiattuncelle che davanti agli altri non magnano, ricorda come ci si sente a fissare il bambino nazista che addenta la kinder paradiso con la bava alla bocca. Ad alzarsi dal letto al mattino perché hai la vescica come una pentola a pressione. A mangiare alle 6 del pomeriggio prima di andare a cinema. A poterti pigliare solo un tè che ti sciacqua la panza in un cazzo di bar qualsiasi. All'altalena e alla fisarmonica. A poter anche solo pensare al caffè con l’aspartame (mai!). A inventare un dessert di yogurth bianco, pezzetti di mela e una spolverata di cacao amaro (nella variante ciocorì la spolverata è sulla galletta). Ad essere l’oggetto della tavolata: stai a dieta? Ma stai bene… Ma stai a dieta? Ci pensi lunedì. Ma stai a dieta?  Sguardi di solidarietà delle bee bip del metabolismo. Alla prossima abboffata ricordati quel gioco che facesti ai tempi dell’università con la tua amica secca: mangiamo per due giorni le stesse cose e ti ritrovasti con la cellulite nel pomo d’adamo.
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merincontraria @ 01:28 | commenti (29)(popup) | commenti (29)
martedì, 08 gennaio 2008 | in : living theatre

 

 

Atto primo. Io arsi.

 

Mi è sembrato tutto il tempo che non ci fosse acme, ma una tensione sottile mi è rimasta tutta la sera, la notte e un giorno ancora. La nevrosi della commedia dell’arte con i colori del glicine e della cipria ed una pulizia polverosa che riconosco sempre in lui e nella sua ragnatela. Teatro di bravure e di meriti ma basta dire teatro. Un’iniezione di fiducia per una venticinquenne idealista.

 

A seguire,  catarsi.

 

Andare in villeggiatura restando aggrappati al davanzale.  Sentire i volti, ogni singola ruga, il fruscio dei vestiti, l’ostacolo ai movimenti, il luccichio delle scarpe dal buco del culo. Perché il loggione è il buco del culo di un teatro e io vorrei fare il volo dell’angelo ma desisto. Sbatterei contro il soffitto. Faccio come Giacinta, copro  occhi e anima con un cappello di paglia: ascolto le cicale, i suoni me li faccio bastare. Se tutto è finzione, Goldoni come Servillo, oggi come allora,  imbrigliati in calcoli che sembrano desideri,  io sono l’ultima fila di un teatro del settecento. Sono il pubblico delle tazze vuote e dei bustini troppo attillati, delle scene geometriche e del mal di schiena.  Ma le voci... Fremo! Il diaframma incalza il punto di fine frase e tutto il resto è fiato. Voglio sedermi sullo sgabello a gambe incrociate con la stessa grazia di Eva Cambiale.

Tutti facciamo le valigie per andare in vacanza da noi stessi e consegnarci all’afa dell’altrove. Tutti rinunciamo ad essere e giochiamo a nascondino nei boschi delle emozioni. E se qualcuno ama e dice la verità, come Tonino, gli altri lo chiamano scemo.

 

Sul finire poiesi e piansi.

 

Finale asciutto e applausi. Braviiiiiii: il mio urlo dal buco del culo. Un signore inciampa in prima fila perchè non può aspettare neanche la seconda chiamata per andarsene, ma forse non è il Padreterno che è grande, magari lui vuole solo telefonare a casa  per chiedere come si gioca a rubamazzetto. Lettura a sorpresa dell’Imputata di Eduardo. Servillo non è più Ferdinando, ma Toni, occhi grandi, Napoli, befana, munnezza, cultura, sassi e ringrazia. Lui a noi. E’ veramente troppo per il mio povero cuore. Le sinapsi resteranno menomate per sempre.

 

Napoli, Teatro Mercadante, 6/01/2008

 

merincontraria @ 03:37 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
venerdì, 04 gennaio 2008 | in : tendenze

Quest’anno i saldi li faccio a casa mia.
Stasera ho fatto un giro nei grandi magazzini della stanza da letto di mia mamma e dagli scatoloni sepolti in fondo al guardaroba ho racimolato:
  • Basco in feltro nero con stemmino di Bugs Bunny e la scritta What’s up doc che non ho mai capito che cosa significa (Usa, 1995, Warner Bros Stores)
  • Occhiali Givenchy con vetro sfumato verde e montatura in celluloide marrone (Parigi, 1970, amica di scuola di mia mamma)
  • Foulard seta giallo con motivi geometrici verde smeraldo (Asia, data imprecisata, creanza fatta a mia nonna quando lavorava nelle ferrovie dello Stato)
  • Pashmina nera etnica (Negozio più chic che radical della penisola sorrentina, 2006, 50 euro, ex copritette per la cerimonia nuziale)
  •  Guanti color pesca con deliziose perline bianche cucite sul dorso della mano (Zia o madrina della comunione ai tempi della prima comunione).
Mi manca solo un giro nella roba di carnevale giù al garage e sono pronta ad affrontare l’anno nuovo con un guardaroba da schianto, cioè proprio che mi viene un infarto quando mi guardo allo specchio.
Più vintage di così...
E mi raccomando, che la pronuncia sia /véntadg/, alla francese, l'age du vin e non all'inglese /vinteig/.
merincontraria @ 23:49 | commenti (8)(popup) | commenti (8)