mercoledì, 28 maggio 2008 | in : emergenza rifiuti
Festa, festa. Festa. Uh- uh.
La notte dell’umido per noi è sempre festa.
La notte dell’umido è il giovedì notte, uh-uh.
La notte dell’umido è una festa giovane. E l’unica notte in cui io, Ellis e Ciccillo possiamo mangiare, latrare, guaire e abbiamo la forza di fare l’amore.
L’appuntamento è sulla scalinata della spiaggia, davanti all’ospedale vecchio.
Ellis è sempre la prima ad arrivare e inganna l’attesa scavando nei cespugli di parietaria o mostrando i canini ingialliti al pescatore Cosè che dopo averci rimesso più volte pelle e maglietta ormai non ha più paura.
 
Nessuno ha paura perché ci si abitua a tutto.
 
Ciccillo mi anticipa chè vuole annusare da solo il didietro di Ellis e vedere com’è predisposta. Ma io la conosco Ellis: la notte dell’umido raramente si nega perché l’aria è troppo frizzante e lo stomaco vuoto e dopo mangiato possiamo approfittare dei suoi capogiri e dell’ euforia generale per giocare al gioco degli innamorati.
Prima di iniziare il giro dell'umido facciamo un salto dalle galline della signora Margi che il giovedì si appallottolano tremolanti l’una sull’altra in attesa della nostra incursione.
Povere gallinelle, uh-uh, qualcuna morirà di infarto.
 
Prima o poi.
 
Villetta, piazza, Forno Asteroidi, case, portoni, palazzi, il giovedì notte è tutto un campo di umido. Palloncini trasparenti e mollicci. Soffici sacchetti di natura biodegradabile.
Che bontà, che profumo la carta verde dell’umido.
Carne, lische di pesce, scorze d’arancia, torsi di mela, vongole insabbiate, gusci d’uovo e glielo dico sempre a Ciccillo stare attento ai fazzoletti di carta che se no si affoga e dopo a Ellis chi la sente.
Ma Ciccillo è ghiotto e quando trova i lupini, inizia a spolparli con una tale ingordigia che il mondo intorno non ha più senso. Non esiste.
 
Tutto si perde nel silenzio della notte.
 
Io sono ordinato, non ci posso fare niente. Ho questa mania di non squarciare il sacchetto con le zampe ma di praticare un forellino con i denti e prendere solo quello che mi interessa.
Dicono che sono un signore. Per questo mi chiamano Milord.
 
Nessuno conosce il mio vero nome.
 
Da quando hanno tolto i cassonetti per l’immondizia mangiamo come si deve una, massimo due volte alla settimana, ma la scelta è più ampia e il cibo più selezionato per cui, non mi lamento.
Ai tempi del cassonetto potevi confondere lo Svelto col succo di frutta e finiva che vomitavi e scagazzavi tutte le strade del paese e le case di quelli che ci finivano con le scarpe dentro.
 
Dentro la cacca.
 
Dopo mangiato io, Ellis e Ciccillo diamo di matto urlando e rotolandoci sull’asfalto.
All’altezza di Corso Seroli incontriamo spesso Friz e Laica e qualche volta anche Maradona e Gionni. In branco ricominciamo a mangiare, guaire, latrare e fare l’amore.
 
Secchi d’acqua gelata cadono sull’animo pieno.
 
Cantiamo a squarciagola fino alle prime luci dell’alba. Poi ci disperdiamo per non farci trovare  da quelli della raccolta.
Io ritorno al mio ponte, Ellis alla scalinata e Ciccillo si ferma a guardare il mare.
E’ solo una scusa per cercare i lupini.
Io mi avvio avanti e faccio finta di non vederlo, ma ho un po’ freddo e mi viene una malinconia che quasi mi girare e dire Ciccillo sei come un fratello.
Poi però inizio a contare. Uno, due, tre...
Solo sei notti all’umido.
E festa sia. Uh-uh.
 
merincontraria @ 23:27 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
lunedì, 19 maggio 2008 | in : living cinema

Uno, due tre, cento schiaffi prima di andare a dormire.

Bangt Bungt.

E stasera non ce la facevo a pigliarmeli.

Io ero andata a cinema solo per vedere Toni Servillo.

E invece la gente si mangia le patatine sulla tragedia e sull’arte.

Si mangiano le patatine sui sottotitoli al nostro dialetto.

Sui muccusi che guidano i camion.

Sulle scene dello smaltimento dei rifiuti inserite a posteriori.

Sugli amori che non hanno tempo di amarsi.

Sulle lampade che illuminano gli spari.

Sul gruppo animale e su quel senso di insicurezza che ti dà l’adrenalina.

E la voce rauca.

Pur’io ce l’ho per l’ansia di vivere.

Nessuno spiraglio per quelli di Gomorra.

Un cesto di mele in un campo di grano.

Roberto che si allontana.

Chissà Roberto vero,  Saviano, dove sta.

Vorrei dirgli: bravo robbè hai fatto una cosa epocale.

Ma gliel’ha già detto Enzo Biagi e basta e avanza.

Allora vorrei dire a Garrone: vai a girare un documentario su quella gente di merda dei tuoi spettatori che sul film per cui hai buttato il sangue, ride e si magna le Chipster.

merincontraria @ 01:06 | commenti (16)(popup) | commenti (16)
giovedì, 15 maggio 2008 | in : stagionidelcuore

Summer_t_aime:la brutta fine di Summertime

Avanza. L’estate. Marciando.

Sulla stanchezza.

Sudano i piedi nelle ballerine.

Escono i pipistrelli dalla galleria della stazione.

Cammino con le mani in testa per paura dei pipistrelli.

Ho bisogno di occhiali da sole graduati.

Pedalano i ciclisti pompando le vene dei polpacci.

Il polline della voglia d’amare pulsa come il sangue nelle vene dei ciclisti.

Vorresti dormire senza mutande e combatti con pigiama di flanella.

Le giornate si allungano e avanzi marciando sulla stanchezza.

Driin. Sveglia. Sogni solo quando dormi da wlemetafore.

Ed è strano andare a lavoro con le amichette e il sole in cielo pieno di raggi ultravioletti.

Balli pizzica e tammurriata sul mappamondo: che si fa quest’estate?

Si fa, non si fa. E Londra sembra sempre lontana e allora ti perdi nei racconti dell’India e del Messico degli amici ricchi.

Nuovi nei e nuove lentiggini spuntano. Ma sono particolari!

Preferisci il succo d’arancia al caffèllatte.

Hai nuova chiavi, una scheda magnetica con cinqueuro di ricarica mensile, nuova scrivania, nuovo panorama, nuovi colleghi, nuova guida  tra le curve della campagna e già che ci sei metti pure la quinta.

Avanza l’estate e quasi penserei a un motorino.

Quasi però.

Sono troppo stanca.

Con ancora un bustone d’inverno da catalogare.

Lana. L’inverno s' allontana.

E su questa bella rima di prima elementare chiudo.

merincontraria @ 21:57 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
domenica, 04 maggio 2008 | in : feste
Il tempo che passa ti butta giù? Non ami festeggiare ma alle feste degli altri ti rotoli sul pavimento?L’idea di fare un party ti mette ansia?
 
Questo è il post che fa per te.
 
La soluzione ideale per chi soffre delle sindromi sopra elencate è la festa aperitivo sperimentata da Merin per le sue 26 primavere.
 
Invito: La festa aperitivo viene preceduta da un sms ironico agli invitati (max 20 compreso il cane ed esclusi i genitori). Il testo dell sms recita così: Sunday 27 April, saluta il sole a casa di xxx con un aperitive party. Start from 18.30. Happy birthday. Happy Hour. Non mancare.
Il tardo pomeriggio consente di non rinunciare al mare, all’abbuffata con i suoceri o alla scopata della domenica davanti a un telefilm e tutti saranno felici di venire alla tua festa.
 
Cocktail: Bellini fatto in casa con prosecco, succo pesca, 2 cucchiai di zucchero e un limone. In compagnia di Corona sale e limone, Prosecco avanzato dal cocktail, Falanghina e liquori da dolce da cacciare prima della torta insieme al buffet di dolci.
 
Cibo: Aperitivo corretto al mezzogiorno d’Italia. Stuzzicherie, seccume, tartine al tartufo, insalata di pasta e riso, rustici e tagliata di salame paesano.
 
Invitati: Se avete amici porshe e punkabestia perché non avete ancora una vostra identità è sempre necessario uno o più musicisti. La musica ha poteri olistici e trasversali. Se avete anche ospiti donne dall’ Olanda tutti gli uomini single penseranno di stare alle più bella festa della loro vita.
 
Location : Il salotto liberato dalla collezioni di argenti e uova di San Pietroburgo di vostra madre. Il balcone con le piante grasse che affaccia sul mare. N.B Dare sempre ai fumatori la possibilità di sfogarsi e ai timidi di trovare uno spazio di fuga.
 
Regali: toglieteci le speranze soprattutto se è domenica e soprattutto dalle amiche porshe. Gli amici punkabestia sono più diligenti sotto questo profilo per il principio che meno hai più dai.
 
Accessori: tutti gli strumenti musicali che avete in casa. Il giradischi con i vinili dei canti comunisti scioccherà gli invitati e vi farà considerare senza troppi sforzi un tipo cool.
 
Abito: coloratissimo che rende nelle foto.
 
Musica: manuale, lounge, folk, anni 60 -’70. Il tanti auguri bilingue (italiano e inglese) suonato con la chitarra è un credit ulteriore per le vostre prossime feste.
 
Andamento: ricordatevi che la festa è vostra e siete voi a scandire il ritmo. In pratica, vi auguro un sano totalitarismo del divertimento.
Se l'aperitivo si protrae oltre mezzanotte la festa è riuscita.
merincontraria @ 16:17 | commenti (11)(popup) | commenti (11)