Che non è il nick di Mao Tse-Tung.
Arrivano. Con l’estate. Come sciami di api impazzite.
Hanno gli occhi vispi e aggressivi di chi si deve sempre difendere.
Masticano chewing gum facendo le bollicine dentro la bocca.
Portano fermagli nei capelli, calzini nelle scarpe da tennis, tatuaggi sul dorso della mano.
Puzzano di olio johnson e sudore ma sono sempre alla moda.
Cinese, coreana, indiana, di San Giuseppe Vesuviano.
Si svegliano all’alba per venire a mare in Costiera.
Una volta sulle spalle portavano i bonghi e le radio.
Adesso ascoltano i cellulari muovendo solo la testa.E ballano.
Bassi, sulle ginocchia, ondeggianti, come si porta adesso.
Si siedono nell’androne del treno buttandosi sugli zaini stracolmi.Quegli stessi che fino a qualche giorno fa usavano per andare a scuola.
Si baciano rumorosamente come se il mondo fosse quel brillantino che portano all'orecchio. Un accessorio.
Urlano.Come se dovessero spaccare il mondo, con le voci afone e la pelle macchiata dal troppo sole.
Per mettere i piedi sul sediolino dispongono prima il giornale: accussi o' cuntrullore nun me po dicere niente.Ridono. E rido pur'io. E' un'idea geniale.
Si svegliano e vengono a cercare l’acqua pulita, le spiagge pulite e i capelli che si arricciano al vento.
Vengono perché dove abitano il bagno non si può fare.
E se non ti fai nir’ nir al sud non puoi campare. Parola di Merincontraria.
Sono sfingi con i lineamenti da lince e i fianchi grondanti dai pantaloni a vita bassa.
Sono i mao mao e mente scrivo esultano inseguendo un goal sotto il cielo di un'estate italiana...


