Io nella stanza di Ross ci vado sempre una, max due volte l’anno, ormai da quattro anni.
Nella stanza di Ross si va per dormire, quando si decide che è festa e ci vuole un posto per smaltire l' hangover, ma si finisce sempre che Ross dorme e io guardo la stanza di Ross, che è fatta proprio per sentirsi giovani e riscoprire il P. Pan fanciullino che è in noi finchè non s’ammala di depressione.
Mentre Ross dorme, io vedo nella stanza di Ross i migliori b-movie della mia adolescenza.
Ross in quel periodo non esisteva, ma la stanza di Ross e il suo soffitto, in particolare la parete sinistra con l’invito al BBQ-barbecue-party attaccato allo specchio, a cui io e Ross siamo andate veramente, facendoci i km a piedi in una foresta finlandese per arrostire due sausages sul fuoco e sentirci internazionali, me la ricordano tutta, (l’adolescenza).
Nella stanza di Ross le maglie sono rigorosamente viola e si legge Jack Frusciante è uscito dal gruppo mentre la prof. spiega e si fa la scritta sulla Smemoranda del nome del ragazzo maledetto che ti fa ascoltare i Pink Floyd invece di E. Ramazzotti.
Nella stanza di Ross nell’ora di educazione fisica ti metti i vestiti normali perché la tuta è da sfigati, ma sei la più secchia del compito d’italiano.
Nella stanza di Ross ti infili le Dr Marteens e vai ai concerti con la birra in mano e balli ondeggiando in quel modo perché si capisca che tu non sei una borghese (poi te ne accorgerai col tempo).
Nella stanza di Ross comunque c’è tutto il compiacimento del viaggio sgangherato che è l’unica cosa non romanzata della stanza di Ross.
Poi per il resto nella stanza di Ross si dorme una chiavica, perché Ross accanto a me dorme e io guardo la stanza di Ross immaginandomi cosa la stanza di Ross si inventerà la prossima volta per ricordarmi la festa appena trascorsa.
Per il resto la stanza di Ross con le sue maniacalità del ricordo sa regalarti grandi viaggi all’indietro, che poi sono sempre viaggi in avanti.

Merincontria e il suo nutrito staff si scusano per discromie, discopatie, disturbi della vista, condilomi e sindromi isofagee. Il blog ha bisogno di una ceretta, un pedicure, un consolador e di mettere un poco mano all'html. Ma poco poco però, perchè l'html ti mangia se lo "sfrogolei" (stuzzichi) troppo. Merincontraria non è pronta per Milano, figuriamoci per Wordpress. Detto ciò conclude dicendo che il progresso è nel duro lavoro. Progress in Work. Alla faccia della Santanchè.

