
Aldilà della sindrome pre/post mestruale e delle mestruazioni stesse, essere donna è un lavoro a tempo pieno, come i supermarket no stop di New York e Tokyo.
Partendo dalla testa, bisogna monitorare costantemente:
la ricrescita delle sopracciglia
l’insorgenza dei punti neri nella zona T
l’inspessimento del baffo
l’insorgere delle rughette contorno occhi e labbra ( ma questo solo dopo i 26 nelle città ad alto tasso di smog)
Estendendo l’analisi al resto del corpo menzionerei la ricrescita dei peli intorno al capezzolo, all’ombelico, all’inguine, alla coscia, all’alluce.
Lo scrub per eliminare le cellule morte è facoltativo ma assolutamente non lo sono il check out dello stadio delle unghie mani e piedi per cui è doverosa almeno una passata di limetta e una spennellata di smalto trasparente ogni tre giorni.
E queste sono solo le mansioni di una ragazza che voglia definirsi acqua e sapone e che, in fatto di bellezza, non sarà mai sul pezzo, ritrovando nella sua enorme borsa di scartoffie il solo Labello a ciliegia che userà nell’emergenza anche come phard.
Le donne manager, ossia quelle che raggiungono le vette più alte di questo lavoro di cura di sè, aggiungono allo shampoo la piastra o il ferro, alle sopracciglia il tattoo, alle ciglia l’arricciamento, alla cera il massaggio agli oli essenziali, al dente il brillantino che è cosa buona e giusta, alle unghie le farfalline e tutti quei gadget aberranti della nail art.
Le donne manager di femminilità si alzano sempre un’ora prima anche se hanno fatto tardi, o riescono a truccarsi in metro, o hanno una Louis Vuitton con un beauty sempre all’altezza della situazione.
Se poi dall’estetica passiamo alla sostanza argomentando come una vera donna dovrebbe atteggiarsi nei confronti di un uomo, di un lavoro appagante, dell’aspettativa di avere un figlio, allora sarebbe meglio prenotare il primo volo per Casablanca o, per chi non può permettersi un cambio sesso, cominciare a fare pipì in verticale.



